Content marketing cos’è, cosa fa e perché è fondamentale

Personal Branding, Web Marketing

Content Marketing: Una Guida Completa

Il Punto di Partenza: il Tuo Perché

Quando realizziamo un prodotto o un servizio, impieghiamo tempo, energia e risorse, e per questo dobbiamo avere una motivazione che ci supporti lungo tutto il percorso, perché ci saranno sicuramente ostacoli e periodi in cui le cose andranno "diversamente da come ci eravamo aspettati (aka: male). Questa motivazione si trova nel proprio scopo, nel proprio perché: perché offriamo quel servizio, perché a quelle persone, perché dobbiamo essere noi a farlo?

Avere chiaro il proprio scopo non è solo un esercizio motivazionale: è la bussola che orienta ogni scelta di comunicazione, inclusa quella di fare content marketing, ad esempio dedicato a far crescere la nostra brand awarness. Conoscendo la direzione che vogliamo prendere e su cui vogliamo guidare anche i nostri utenti, sarà più semplice creare contenuti coerenti nel tempo, capaci di avvicinare a noi le persone giuste.

Che Cos'è il Content Marketing: definizione di content marketing e significato

Ma cos'è il content marketing? In un altro articolo abbiamo definito il marketing in generale come un'attività di aiuto verso il cliente, non come qualcosa che lo interrompe o lo disturba, ma come un'attività di comunicazione attraverso cui mandiamo una serie di messaggi che (si spera) lo interessano, e che (si spera) piano piano, lo portano ad avvicinarsi e a contattarci.

Il content marketing è un approccio strategico focalizzato sulla creazione e distribuzione di contenuti di valore: nel mondo online, ognuno di questi step verso il cliente è un pezzetto della nostra strategia di marketing, che nel content marketing si configura, appunto, come un contenuto che potrà avere forme diverse a seconda del canale scelto: scritto se usiamo un blog sul sito web, video se usiamo YouTube, una mail se sfruttiamo la newsletter, una storia se usiamo Instagram, infografiche, post sui social, e così via. L'importante quindi non è la forma del contenuto, ma più che altro il fatto di produrne in maniera costante e coerente nel tempo.

A differenza della pubblicità, dove paghiamo e otteniamo risultati immediati ma perdiamo visibilità nel momento in cui smettiamo di pagare, il contenuto ci garantisce una presenza che si mantiene nel tempo anche senza investimenti diretti; dico «senza investimenti diretti» perché la creazione di contenuto richiede comunque servizi, strumenti e soprattutto tempo, ma la nostra presenza sulle piattaforme non dipende da un budget pubblicitario continuativo.

Si potrebbe obiettare che i risultati del content marketing richiedono mesi o anni per manifestarsi, mentre la pubblicità genera lead immediati. È vero, ma proprio per questo le due strategie non sono in conflitto: la pubblicità risponde a esigenze di breve termine, il content marketing costruisce un asset duraturo che continua a produrre valore anche dopo anni dalla pubblicazione, senza costi ricorrenti.

Per Chi Creiamo Contenuti: le Buyer Personas e la Strategia di Comunicazione

Per creare contenuti davvero utili, dobbiamo prima rispondere a una domanda essenziale: a chi stiamo parlando? È qui che le buyer personas diventano indispensabili. Prima di pubblicare qualsiasi cosa, dobbiamo capire chi sono i nostri utenti — grandi aziende, piccoli professionisti, professionisti di un settore specifico — e soprattutto quali sono i loro blocchi, i loro dubbi e i loro problemi.

Conoscere bene le persone a cui ci rivolgiamo ci dà anche una guida concreta per creare il nostro calendario editoriale attraverso il quale sapremo per chi creare contenuti, cosa dire, ogni quanto e perché, senza sparare contenuti a caso sperando che funzionino; creare una strategia efficace richiede questa comprensione profonda.

I clienti che decidiamo di aiutare dovrebbero essere quelli più affini al nostro modo di essere e lavorare, perché quando un cliente si trova bene con i nostri prodotti o servizi è molto più probabile che li consigli ad altri (e questa è una leva di marketing eccezionale).

Il Cliente come Eroe della Storia

Conoscere i nostri utenti non basta, ma dobbiamo anche decidere cosa vogliamo che percepiscano, e questa scelta cambia radicalmente l'efficacia di tutto ciò che comunichiamo: la cosa più importante è far sentire il cliente l'eroe della storia, mentre noi siamo la guida. Quando creiamo contenuto non dobbiamo porci come guru: i protagonisti della storia non siamo noi che raccontiamo quanto siamo bravi ma sono loro; noi siamo una guida che supporta la persona a diventare più "brava" nel risolvere il problema per cui ci ha cercato.

Dobbiamo quindi scendere dal piedistallo e porci allo stesso livello dei nostri potenziali clienti, con più esperienza, sì, ma non in posizione superiore, parlando con loro e dando guide, aiuti e istruzioni per risolvere i loro problemi. Queste istruzioni devono essere funzionanti ma anche chiare, semplici e lineari, perché la persona ascolta, vede o legge i nostri contenuti per semplificarsi la vita, non per complicarsela e il nesso tra content marketing e fiducia del cliente è evidente in questo approccio.

Risolvere Problemi, Non Vendere Servizi

Porsi come guida e non come guru ha una conseguenza diretta e pratica: ogni contenuto che creiamo deve risolvere un problema reale e non promuovere ciò che vendiamo; la vendita arriva nel tempo, quando il cliente ci ha seguiti abbastanza e capisce che può fidarsi di noi e che siamo in grado di aiutarlo.

Tutti gli step che precedono la vendita sono pezzi di contenuto attraverso cui non spingiamo all'acquisto, ma risolviamo problemi: è questa risoluzione e questo avvicinarsi all'utente che costruisce la vendita nel tempo.

Qualcuno potrebbe pensare che se risolviamo tutti i problemi gratuitamente, il cliente non avrà più bisogno di pagare per i nostri servizi. In realtà chi legge un contenuto di qualità acquisisce informazioni, ma raramente ha il tempo, le competenze complementari o la voglia di implementarle da solo: il valore del servizio sta proprio nell'esecuzione, nella personalizzazione e nel risparmio di tempo che offriamo. Un content marketing efficace si basa proprio su questo equilibrio.

Il Funnel di Acquisto, il Post-Vendita e la Fidelizzazione

Sapere che dobbiamo risolvere problemi è il principio, ma i problemi degli utenti cambiano a seconda di dove si trovano nel loro percorso, per questo è utile ragionare per fasi — il funnel e gli obiettivi di content marketing variano in base a queste fasi.

Nella parte più alta dell'imbuto, l'utente ha appena scoperto di avere un problema: raccoglie informazioni, capisce come si chiama il suo problema, scopre che altri lo condividono e capisce che il nostro servizio esiste e che, potenzialmente potrebbe aiutarlo.

Nella fase successiva comincia a cercare soluzioni, e noi dobbiamo essere anche qui, proponendo contenuti che gli facciano capire che la nostra è la risposta migliore.

Poi arriva la fase di acquisto, in cui possiamo creare contenuti che guidino la decisione, come dimostrazioni di come funziona la nostra soluzione o recensioni di chi l'ha già usata.

La vendita non è il traguardo: è una soglia, e oltre quella soglia inizia una fase altrettanto strategica che troppo spesso viene trascurata, ovvero il post-vendita: creare contenuti di supporto per chi ha già acquistato è fondamentale, perché un cliente soddisfatto consiglierà i nostri prodotti o servizi ad altri, e chi riceve un consiglio da una persona di fiducia percorre il funnel in modo molto più rapido, saltando gran parte della fase di avvicinamento e questa è un'azione di content marketing orientata alla fidelizzazione.

Ogni fase del funnel richiede un tipo di contenuto diverso: chi è nella fase di ricerca probabilmente legge articoli o guarda guide informative, chi valuta le soluzioni può trovare utili contenuti comparativi, chi è pronto all'acquisto ha bisogno di contenuti che gli semplificano la decisione e ogni canale, che sia il blog, il video, la newsletter o i social media, può essere usato in modo mirato per coprire questi diversi momenti.

Il Calendario Editoriale e il Piano di Content Marketing Strategico

Avere una mappa del funnel ci dice cosa comunicare, e il calendario editoriale ci dice quando e come farlo in modo sostenibile nel tempo. Un piano editoriale ben strutturato è parte integrante di ogni piano di content marketing e senza questa organizzazione il rischio è creare contenuti in modo discontinuo, guidati dall'umore del momento, o trovarsi sempre con l'acqua alla gola quando si avvicina la scadenza di pubblicazione; ogni strategia di content marketing che si rispetti deve includere questa pianificazione in modo da sfruttare al meglio tutte le risorse disponibili.

Ci si potrebbe chiedere se il calendario editoriale non renda tutto troppo rigido, impedendo di cavalcare i trend del momento o reagire alle news. La risposta è che un buon calendario prevede spazi di flessibilità proprio per questo: la struttura non sostituisce la spontaneità, ma la rende sostenibile, evitando che l'ansia del "cosa pubblico oggi?" blocchi la creatività o bruci le energie. Avere un contenuto pubblicato con regolarità è il segno di una strategia matura.

Costruire Autorevolezza e Community

La costanza resa possibile dal calendario editoriale ha un effetto collaterale prezioso: nel tempo accumula credibilità, ed è così che si costruisce l'autorevolezza: attraverso i nostri contenuti il mondo esterno conosce quello che facciamo e come lo facciamo, e la nostra community — le persone che ci seguono anche se non sono ancora pronte ad acquistare — cresce. Anche un evento live, una conferenza, un volantino o un invito a iscriversi alla newsletter durante un incontro sono contenuto che contribuiscono a questo processo.

Più creiamo contenuti di alto valore, più la nostra community non può farne a meno, e più facilmente la nostra autorevolezza si consoliderà nel settore, anche agli occhi dei potenziali clienti e dei colleghi.

Superare i Blocchi nella Creazione di Contenuti

Tutto questo sembra lineare sulla carta, ma nella pratica la creazione di contenuti incontra ostacoli reali, spesso interni più che esterni.

Uno dei più comuni è la sindrome dell'impostore, la sensazione di non essere sufficientemente esperti per parlare di un certo argomento: la soluzione è ricordare che non dobbiamo sapere tutto, ma solo un po' di più del nostro potenziale cliente, il che è quasi sempre vero. Un'altra strategia è condividere il proprio percorso invece di porsi a un livello superiore, mettendosi allo stesso piano degli utenti e imparando insieme a loro.

Un altro blocco frequente è la paura di dare troppe informazioni gratuitamente, temendo che gli utenti non acquistino più. In realtà i contenuti gratuiti, per quanto numerosi, raramente hanno la struttura organizzata di un corso o di un servizio: sono pezzi sparsi, come un puzzle senza l'immagine di riferimento. Chi usa solo i contenuti gratuiti ha forse tutti i pezzi, ma non il quadro completo, né la sequenza logica per arrivarci.

Ci possono essere anche altri blocchi come il perfezionismo o la paura del giudizio altrui: vanno riconosciuti, non ignorati, ma non devono bloccare la pubblicazione. Riconoscere i propri blocchi senza lasciarsi fermare da essi è forse la competenza più sottovalutata nel content marketing, e quella che nel lungo periodo fa la differenza tra chi smette e chi costruisce qualcosa di duraturo.

Il content marketing richiede tempo, energia e organizzazione, ma i suoi vantaggi — costruire autorevolezza, creare una community, accompagnare il cliente lungo tutto il funnel fino alla fidelizzazione — sono difficilmente replicabili con altri strumenti. Esistono metodi e strumenti per rendere questo processo più sostenibile, e avere chiaro il proprio scopo fin dall'inizio è ciò che rende tutto il resto coerente, motivato e orientato a un risultato concreto.

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