Se sei un professionista e ti stai chiedendo se tutti gli sbattimenti che stai facendo per stare su Instagram, su LinkedIn, per avere il tuo blog o la newsletter stiano effettivamente funzionando, il problema non è scegliere quale canale utilizzare, ma capire che tipo di relazione vuoi costruire con il tuo pubblico e soprattutto capire se quel canale fa per te o meno.
Un canale di comunicazione non va scelto perché, tra virgolette, «tira» in quel momento: non scegliamo Instagram perché è di moda o TikTok perché è di moda, ma un canale va scelto perché è in linea con la nostra personalità e con il nostro modo di comunicare.
In questo articolo ho messo insieme cinque criteri che puoi considerare per capire su quali canali concentrare le tue energie, il tuo tempo e le tue risorse dove ha effettivamente senso, senza andare troppo in sbattimento.
Primo punto: quanti canali — il framework 7-11-4
Prima di parlare di quali canali scegliere, vale la pena capire quanti ne servono davvero, e per farlo c'è uno studio di Google che dà degli spunti interessanti.
Google ha il tempo e le risorse necessarie per sviluppare studi di lungo periodo e molto approfonditi, e il framework 7-11-4 è proprio il risultato di uno di questi.
Ma cosa vogliono dire questi numeri? E' molto semplice: un utente, per affidarsi a noi e acquistare i nostri servizi, ha bisogno di 7 ore di contenuti distribuite su 11 touchpoint diversi — dove il touchpoint è l'articolo del blog, la newsletter, una puntata del podcast o un video su YouTube — e questi touchpoint devono trovarsi su almeno 4 canali diversi: per esempio Instagram, YouTube, LinkedIn e il blog. Quindi non uno, non due, ma almeno quattro.
Ovviamente 7-11-4 non sono numeri precisi, ma medie che aiutano a capire quanto tempo e quanto lavoro potrebbero servirti per avere un po' più di visibilità di fronte ai tuoi potenziali clienti.
Secondo punto: l'importanza di essere su più canali
Capito il «quanti», vale la pena capire il «perché», e ci sono fondamentalmente due motivi per cui è importante stare su più canali e non solamente su uno o due.
Il primo è che messaggi diversi su canali diversi hanno una vita più o meno lunga, dove per «vita» intendo la visibilità agli utenti: i post sui social come Instagram hanno una vita breve, quindi sono visibili per meno tempo, mentre su un canale come YouTube i contenuti durano molto di più.
È importante sfruttare questa dinamica a nostro vantaggio, usando i social per creare una relazione fatta di messaggi brevi e ripetuti, e scegliendo un canale a vita più lunga — come YouTube — quando dobbiamo approfondire un argomento che richiede più tempo.
Il secondo motivo è che le piattaforme di intelligenza artificiale e in generale gli algoritmi hanno bisogno di più canali e di messaggi in formati diversi per costruire un profilo dettagliato di chi siamo, cosa facciamo e di chi sono i nostri potenziali clienti: più messaggi diamo in formati diversi su più canali, più dettagliato sarà questo profilo e più facile sarà per loro darci visibilità quando un utente ha un problema che noi potremmo risolvere.
Terzo punto: l'importanza di essere su canali propri
Detto questo, non tutti i canali su cui stare hanno lo stesso valore strategico, e c'è una distinzione che pochi fanno ma che cambia le carte in tavola: è importante fare sì che questi canali non siano solamente di altri, ma siano anche di nostra proprietà.
Su Facebook, per esempio, gli utenti non sono tuoi e la piattaforma non è tua; il blog invece è di tua proprietà, perché i testi sono tuoi, le immagini sono tue, il dominio è tuo, e potresti cambiare anche il tema del sito dall'oggi al domani senza dover rendere conto a nessuno. Se pubblichi solamente su Facebook, invece, e Facebook chiude o ti chiude il profilo, nel momento in cui questo accade perdi tutta la visibilità che hai costruito sul web.
Quarto punto: utilizzare i propri talenti e le proprie passioni
Fin qui abbiamo parlato di criteri abbastanza oggettivi, ma c'è un criterio più personale che ha un impatto diretto sulla sostenibilità di tutto questo lavoro: dobbiamo scegliere il canale anche perché si adatta al nostro modo di lavorare e di comunicare, non solo perché ci sono i nostri utenti.
Per esempio, se i miei utenti sono su Instagram ma a me non piace comunicare su quella piattaforma, che cosa ci sto a fare? Magari mi piace di più scrivere e allora apro un blog, magari mi piace di più parlare e allora apro un podcast, magari mi piace di più stare davanti a una telecamera e allora uso YouTube.
Non sto dicendo di scegliere solamente in base a questo, ma sto dicendo di non scegliere un canale solamente perché «tira» o perché ci sono i tuoi utenti, senza tenere conto della tua personalità e di come comunichi, anche perché questa comunicazione deve durare sul lungo periodo.
Quinto punto: l'importanza di avere una routine sostenibile
Scegliere un canale in linea con chi sei non è solo una questione di preferenze: è la condizione necessaria per riuscire a mantenerlo nel tempo, perché il vero nemico della comunicazione non è la mancanza di idee, ma la mancanza di continuità.
Vorrei tanto che esistesse una scorciatoia, ma ancora non l'ho trovata, ma se la trovo te la dico 🙂
Dobbiamo trattare la nostra comunicazione come una corsa lunga, un po' come una maratona in cui dosare nel tempo risorse ed energie, trovando una routine di creazione di contenuti che vada avanti nel tempo e che regga anche quando siamo stanchi e quando non siamo motivati.

