Qual è il rapporto tra obiettivi e motivazione?

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La motivazione come chiave per raggiungere gli obiettivi a lungo termine

Nel mio lavoro come consulente per la differenziazione online, raggiungere gli obiettivi è una cosa fondamentale. Ma come facciamo a raggiungere quelli che sono sul lungo periodo?

Il modo migliore si basa essenzialmente su due pilastri: la progettazione e la pianificazione da un lato, e la motivazione dall'altro. Poiché la pianificazione è già stata trattata in diversi articoli precedenti — su come gestire i colli di bottiglia, come organizzare il tempo e le risorse, come lavorare sulla riproposizione dei contenuti, come affrontare il deep work e così via — qui ci concentriamo sul secondo pilastro: la motivazione, e il punto di partenza è capire da dove nasce.

Il perché come fonte di motivazione

La motivazione nasce prima di tutto dall'avere una forte spinta interiore che ci muove a fare una cosa. Questa spinta io la interpreto come il perché, del quale abbiamo parlato in un articolo specifico del blog, dove ne abbiamo definito il concetto e abbiamo cercato di capire come trovarlo. In questo articolo vediamo invece di legare il perché alla motivazione.

Quando ho una motivazione forte che nasce dal perché faccio un determinato lavoro, ho il motore e la benzina necessari per progettare e pianificare i miei obiettivi sul lungo periodo.

La mia esperienza personale

Per capire realmente cosa succede quando questa motivazione manca, vale la pena condividere un'esperienza che ho fatto: ho commesso l'errore di imbarcarmi in un progetto lungo e complesso senza avere la giusta motivazione, e questo ovviamente non ha funzionato, perchè essendo appunto un lavoro lungo, mi mancava la spinta necessaria a far sì di continuare a spingere.

Nel momento in cui ci mettiamo a lavorare su un progetto di questo tipo, naturalmente, come nel mio caso, ci possono essere aspetti del lavoro più vicini alla nostra natura — e che quindi affrontiamo con meno fatica — ma anche aspetti che se ne allontanano.

Questo è vero sia per lavori verso i quali abbiamo una forte motivazione, sia per quelli verso i quali questa motivazione non c'è, ma la differenza è che con una motivazione forte, anche gli aspetti meno congeniali alla nostra personalità possono essere affrontati in modo diverso rispetto a quando lavoriamo sugli stessi elementi senza questa spinta interiore.

Per tronare al mio esempio, quello che mi mancava in quel momento era capire il perché stavo facendo quello che facevo: mi sono reso conto che lo stavo facendo solo per soldi, quindi per una motivazione estrinseca, una motivazione che stava fuori di me.

Si potrebbe obiettare che lavorare per denaro sia una motivazione perfettamente legittima e che non tutti abbiano il privilegio di inseguire passioni personali. È vero: la motivazione economica è reale e necessaria. Tuttavia, quando parliamo di progetti complessi e a lungo termine, la sola motivazione economica rischia di esaurirsi nei momenti difficili, mentre una combinazione tra necessità economica e significato personale crea una spinta più sostenibile nel tempo.

Come forse avrai già intuito, sul lungo periodo quel progetto non l'ho portato a termine, ma esattamente perché non avevo una spinta abbastanza forte che mi muovesse a lavorarci. È stata una cosa molto frustrante, oltre che costosa in termini di tempo, energie e investimenti, ma quell'esperienza mi ha fatto capire l'importanza di avere questo motore.

Le quattro leve per legare motivazione e obiettivi

Da quella esperienza ho ricavato alcune indicazioni concrete. Vediamo quattro leve che permettono di collegare la motivazione agli obiettivi in modo efficace.

1. Chiedersi il perché

Come abbiamo già detto, la prima leva è chiedersi il perché facciamo quello che facciamo, ed è fondamentale soprattutto quando ci mettiamo a lavorare su progetti di più ampio respiro, più lunghi, con obiettivi che possiamo raggiungere solo sul lungo termine.

2. Stabilire obiettivi SMART

La seconda leva è stabilire obiettivi che abbiano effettivamente senso, ma anche obiettivi che non ci facciano andare in burnout, ossia in quello stato di svuotamento di energie e di motivazione che ci impedisce di lavorare con costanza.

SMART è un acronimo che indica obiettivi specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e temporalmente definiti. È la differenza tra dire «avrò più traffico» e dire «fra 6 mesi otterrò il 10% in più di traffico su queste pagine»: il secondo è un obiettivo ben definito, il primo è solo un'aspirazione.

Una delle lettere chiave dell'acronimo è proprio la R di raggiungibile; se mi pongo un obiettivo TROPPO impegnativo, non lo raggiungerò, perderò motivazione e si installerà un circolo vizioso: meno raggiungo gli obiettivi, meno ho motivazione, e questo mi impedisce di raggiungere gli obiettivi successivi. Noi invece vogliamo creare un circolo virtuoso, fatto di obiettivi misurabili e raggiungibili.

L'importanza dell'atomizzazione degli obiettivi

Definire un obiettivo SMART non basta; un obiettivo a 12 mesi, anche se ben formulato, rischia di risultare paralizzante se non viene scomposto in passi più piccoli. Se mi do un obiettivo da qui a 12 mesi, probabilmente sarà grosso, e percependolo tale potrei essere soverchiato dalla sua importanza e da tutte le cose da fare per raggiungerlo: si potrebbe quindi instaurare un circolo vizioso per cui, trovandomi davanti qualcosa di troppo confuso e complicato, non ci lavoro e quindi non lo raggiungo.

Il trucco sta nell'"atomizzare" gli obiettivi: se voglio aumentare del 10% il mio traffico nei prossimi dodici mesi, posso scomporre questo macro-obiettivo in traguardi più piccoli. Ad esempio, se non ho ancora il blog, lo creo, poi imposto un calendario editoriale, poi scrivo il primo articolo, poi avvio la newsletter, e così via.

Ognuno di questi elementi fa parte dell'obiettivo più grosso, ma può essere ulteriormente scomposto in passi ancora più gestibili.

Il valore dell'atomizzazione risiede proprio in questo: smontare l'obiettivo grande in piccoli traguardi che, raggiunti uno dopo l'altro, ci portano al risultato finale.

3. Evitare il burnout

Il burnout — la mancanza di energie e di motivazione — è una delle principali cause dell'abbandono dei progetti e del mancato raggiungimento degli obiettivi. Evitarlo non è un obiettivo in sé, ma la condizione necessaria per poter essere costanti: significa gestire il proprio tempo, le proprie energie e le proprie risorse in modo da garantirsi un lavoro sul lungo periodo che sia stabile e continuo. Ed è proprio la costanza il vero motore sul lungo periodo.

4. La costanza

La motivazione da sola non basta per raggiungere gli obiettivi, così come non bastano la pianificazione e la motivazione insieme: ci manca ancora l'elemento fondamentale, che è il fare le cose, applicarsi concretamente e costantemente a quello che abbiamo deciso di fare, ma soprattutto non dobbiamo farlo in maniera discontinua, solo quando ne abbiamo voglia, ma tutti i giorni, affinché sul lungo periodo riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati.

La costanza è fondamentale perché senza impegno e disciplina non andiamo da nessuna parte.

Non ha senso porsi l'obiettivo di aumentare del 10% il proprio traffico nei prossimi 12 mesi e scomporre questo obiettivo in sotto-obiettivi più piccoli, se poi non ci applichiamo ogni giorno per far sì che questo accada, no?

Qualcuno potrebbe sostenere che insistere sulla costanza quotidiana sia irrealistico e che porti paradossalmente al burnout che si vuole evitare. In realtà, "costanza" non significa lavorare sette giorni su sette senza pause: significa creare una routine sostenibile e rispettarla nel tempo, includendo momenti di riposo pianificati. La costanza si costruisce sulla regolarità intelligente, non sull'esaurimento.

Questo vale anche per gli aspetti meno pratici: una cosa è scrivere «scrivo l'articolo del blog», un'altra è «imparo a usare WordPress». Se il tuo rapporto con l'apprendimento è difficile, se fai fatica a studiare qualcosa che non ti piace ma che devi fare necessariamente, è qui che la costanza gioca un ruolo decisivo: significa applicarsi al piano per raggiungere i propri obiettivi anche quando non ne abbiamo voglia.

Quando penso a questo elemento, inevitabilmente mi vengono in mentre i grandi artisti, che so attori o cantanti che hanno avuto (e continuano ad avere) una lunga carriera; prendiamo per esempio Tom Cruise, giusto per fare un nome conosciuto tutti. Il buon Tom nel corso di 30 e rotti anni di carriera, avrà sicuramente avuto dei giorni in cui avrà detto "oggi non ne ho voglia; ma chi me lo fa fare?". Ebbene, anche in quei giorni il nostro buon Tom si è comunque applicato nel suo lavoro, dimostrandosi, ma non servo io per dirlo, professionale.

Essere professionali non vuol dire solo lavorare bene (certo significa anche quello), ma essere professionali è un modo di essere più generale, che ci spinge a fare del nostro meglio anche (e soprattutto) quando non ne abbiamo voglia. Ecco da dove nasce la costanza.

Il legame fondamentale tra obiettivi e motivazione

Chiedersi il perché, definire obiettivi realistici, scomporli in passi gestibili e applicarsi con costanza: questi elementi funzionano solo se c'è un filo che li tiene insieme. Quel filo è la motivazione.

Se ho chiara la mia motivazione — il motivo per cui voglio raggiungere un certo obiettivo — allora è molto più semplice arrivarci, perché ho chiaro il perché lo voglio fare. Se questo perché non ha senso per me, o se deriva dalla pressione esterna di qualcuno che mi dice razionalmente cosa devo fare, potrebbe anche sembrare logico a livello teorico, lì per lì, ma quando mi mettetrò a lavorare sul progetto e a mettere a terra tutto ciò che ho pianificato, senza un legame forte tra quello che devo fare e il motivo per cui lo faccio, la motivazione verrà meno e così anche la famosa "benzina". E mancando la motivazione, manca la benzina: quell'elemento fondamentale che ci serve per raggiungere i nostri obiettivi, soprattutto quando sono sul lungo periodo.

Gli obiettivi sono la parte razionale del nostro progetto, la motivazione è la parte emotiva, e i nostri progetti, per prendere vita e per essere sostenibili nel tempo, hanno bisogno di entrambe le componenti: se manca anche una sola delle due, il progetto non funzionerà e gli obiettivi non verranno raggiunti.

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