Lavorare come libero professionista richiede tanto tempo ed energie, ma una cosa su cui raramente si riflette è che essere un libero professionista o avere un’azienda significa dover ricoprire ruoli molto diversi, e ciascuno di questi ruoli richiede competenze specifiche.
Anzitutto dobbiamo avere competenze tecniche legate al nostro settore, quelle per cui i clienti ci pagano, ma al di là di queste competenze primarie — le cosiddette hard skill — dobbiamo padroneggiare anche le soft skill, o competenze trasversali: tutte quelle abilità che, al di là della nostra preparazione tecnica, ci permettono di mantenere attiva e viva la nostra attività.
Si parla per esempio di competenze comunicative, perché dobbiamo parlare con i clienti; di competenze economiche, perché dobbiamo gestire il lato finanziario della nostra attività; di competenze informatiche e tecnologche, perché spesso lavoriamo con il computer o ci interfacciamo con l’intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti; e di competenze linguistiche, perché nel nostro lavoro potremmo dover interagire con persone che parlano un’altra lingua e provengono da un’altra cultura. Esiste quindi tutta una serie di abilità che si aggiungono alla competenza tecnica, ed è per questo che vale la pena approfondirle e capire come utilizzarle nel lavoro di tutti i giorni.
Prima di elencarle nel dettaglio, però, vale la pena chiedersi: cosa serve per poterle sviluppare davvero?
I prerequisiti per sviluppare le competenze trasversali
Avere un’attività in proprio non è semplice (anzi!), anche perché richiede familiarità con tutte queste competenze e un loro uso quotidiano, quindi la prima cosa da fare è trovare la nostra motivazione: se non abbiamo una spinta interiore forte e non abbiamo chiaro il perché facciamo quello che facciamo, sviluppare qualunque competenza diventa più difficile. Se invece sappiamo dove vogliamo andare, abbiamo anche uno sprone per approfondire queste capacità o per acquisire competenze trasversali, nel caso in cui non le possediamo ancora.
Un altro fattore importante è che non tutti devono avere le stesse capacità, né queste capacità, quali esse siano, devono essere allo stesso livello per tutti, perché ci sono persone che non sono particolarmente portate per le lingue, o per la comunicazione, o per i numeri, ma sono portate per altre cose, e quindi sviluppare certi ambiti risulta più arduo in alcuni casi, ma più semplice in altri.
È molto più facile portare una capacità da un livello buono a uno eccellente quando siamo naturalmente portati per quella cosa, piuttosto che portarla da un livello pessimo a uno mediocre quando quella capacità non rientra nei nostri talenti naturali.
Oltre alla motivazione e alla consapevolezza dei propri talenti, servono anche pazienza e grinta, perché sviluppare una competenza non è un’attività che si svolge dall’oggi al domani: bisogna portare avanti un percorso di apprendimento nel tempo e questo oltretutto è un processo lungo e di continua evoluzione. E in tutto questo tempo ci saranno inevitabilmente dei fallimenti, quindi un’altra competenza trasversale da acquisire è proprio quella di saper gestire gli errori, risolvere problemi e affrontare gli aspetti del lavoro che non vanno come ci eravamo immaginati.
Infine, serve umiltà: la voglia di mettersi in gioco e di riconoscere apertamente «questa cosa non la so, devo impararla, devo migliorarla». Riconoscere di aver bisogno di nuove competenze o di sviluppare ulteriormente quelle che già si hanno è sempre il primo passo per acquisirne di nuove o portarle ad un livello successivo.
Con queste basi, possiamo ora guardare concretamente quali sono alcune competenze trasversali da coltivare e quali sono le soft-skill più importanti.
Le soft skill operative: gestione del tempo, problem solving e competenze informatiche
Una delle competenze trasversali più concrete e immediate da padroneggiare è la capacità di organizzarsi: saper gestire il tempo, i carichi di lavoro e le priorità è fondamentale, perché senza un’organizzazione precisa e puntuale è difficile portare avanti i progetti e mantenere il benessere nel proprio ambiente di lavoro e nella propria vita al di fuori del lavoro.
In questo senso di sicuro ci aiutano anche le automazioni, cioè sistemi più o meno automatizzati che ci permettono di gestire il lavoro in maniera più organizzata, consapevole e continuativa, con un intervento umano calibrato in base alle necessità. Gestire questi sistemi richiede competenze informatiche, ma richiede anche la capacità di analizzare i dati in modo oggettivo e di problem solving: dobbiamo essere consapevoli, per esempio, di quante ore impieghiamo per un certo tipo di lavoro, così da costruire un sistema che ce ne faccia impiegare (molte) meno. È solo partendo da dati reali e dall’uso del pensiero critico che possiamo sviluppare processi che funzionano meglio.
Accanto a queste competenze più pratiche, ce ne sono altre meno visibili ma altrettanto decisive.
Le soft skill strategiche: comunicazione e marketing
Una di queste è la capacità di comprendere il proprio brand e le proprie forze, cioè essere consapevoli di chi siamo, di quale ambiente professionale abitiamo, e di come ci differenziamo dalla concorrenza. Spesso ci si limita a offrire un servizio migliore, abbassare i prezzi o aggiungere opzioni, senza mai chiedersi davvero cosa ci renda diversi dagli altri. Questa è invece una competenza da acquisire: imparare a osservare il proprio ecosistema competitivo e capire quale spazio unico occupare al suo interno, attraverso il marketing e la comunicazione è fondamentale.
Un’altra competenza strategica molto importante è l’ascolto attivo e l’empatia, intesa come la capacità di ascoltare i clienti, comprendere i loro bisogni — anche quelli non espressi direttamente — e leggere i loro comportamenti attraverso l’intelligenza emotiva. Spesso i clienti non dichiarano esplicitamente ciò di cui hanno bisogno, ma lo mostrano nel modo in cui interagiscono con noi o tra di loro, e saper cogliere questi segnali nelle situazioni lavorative è una capacità preziosa.
Dall’ascolto deriva naturalmente la comunicazione efficace: parlare la lingua dei clienti, comunicare in modo chiaro, usare le loro stesse espressioni, e farlo in modo coerente con la propria identità e con il proprio brand può fare la differenza. Capire chi siamo, quali sono i nostri talenti e quale motivazione ci muove serve proprio a questo: a mettere insieme tutti questi elementi e capire qual è il nostro punto di partenza e qual è il nostro modo autentico di comunicare.
Ma anche il miglior comunicatore non può fare tutto da solo, ed è qui che entra in gioco una delle soft skill più sottovalutate: delegare.
Delegare, fare squadra, fare rete e la gestione del cambiamento
Saper delegare significa riconoscere che noi possiamo arrivare fino a un certo punto, ma al di là di quel limite ci sono persone con conoscenze diverse che possono fare meglio di noi e che hanno sviluppato le proprie competenze in altri ambiti.
Si potrebbe obiettare che molti liberi professionisti, specialmente all’inizio, non abbiano le risorse economiche per delegare o assumere collaboratori. È vero, ma delegare non significa necessariamente pagare qualcuno a tempo pieno: si può iniziare con scambi di competenze tra colleghi, collaborazioni a progetto o anche semplicemente usando strumenti digitali che automatizzano ciò che non sappiamo fare bene.
Se per esempio nel mio lavoro è importante parlare bene le lingue straniere ma non sono portato per questo, dovrò avere qualcuno nel gruppo di lavoro che le padroneggi con naturalezza; se ho bisogno di una solida competenza economica ma questa non è il mio punto di forza, troverò qualcuno capace di sviluppare quell’aspetto dell’attività e lo porterò nel team. Questo richiede quella stessa umiltà di cui parlavamo prima e la capacità di adattarsi: riconoscere che il nostro set di competenze ha dei confini, e che in altri campi ci saranno persone che completano ciò che noi non possiamo offrire, come i pezzi di un puzzle. La gestione del cambiamento diventa così una competenza fondamentale.
A questo si collega la competenza relazionale, ovvero la capacità di fare rete e costruire alleanze: capire che non tutti abbiamo gli stessi valori, talenti e competenze, ma che possiamo creare prodotti, aziende o servizi migliori mettendoci in relazione con persone che hanno capacità diverse dalle nostre e che, nel nostro lavoro, ci possono essere preziose. Entreremo naturalmente in contatto con chi condivide i nostri stessi valori o comunque valori molto simili, il che ci riporta ancora una volta all’importanza di capire chi siamo e dove stiamo andando e all'importanza della comunicazione.
Riflessione finale
Essere un libero professionista è un percorso stimolante proprio perché richiede di vestire ruoli diversi e di crescere su più fronti: serve una competenza tecnica specifica, ma serve anche tutto quel bagaglio di soft skill necessarie per sviluppare un lavoro, un prodotto o un servizio che funzioni davvero.
Qualcuno potrebbe chiedersi se non sia più semplice concentrarsi solo sulla propria competenza tecnica ed eccellere in quella, lasciando perdere tutte queste soft skill. Il punto è che anche la migliore competenza tecnica rischia di rimanere invisibile senza la capacità di comunicarla, organizzarla e venderla: un professionista eccellente ma incapace di gestire i clienti o le finanze difficilmente costruirà un’attività sostenibile nel tempo.
L’obiettivo non è essere perfetti in tutto, ma costruire un sistema — personale o di squadra — che funzioni: puntare sui propri talenti naturali per sviluppare con più facilità alcune competenze, delegare ciò che non rientra nel proprio set naturale ma che rimane importante per l’attività, e avere sempre la disponibilità a riconoscere che c’è ancora qualcosa da imparare.
Si potrebbe anche sostenere che investire tempo nello sviluppo di tutte queste competenze tolga energie al lavoro vero e proprio, quello che genera fatturato. In realtà, è proprio l’assenza di queste soft skill a farci perdere tempo: disorganizzazione, comunicazione inefficace e incapacità di delegare ci costringono a lavorare il doppio per ottenere la metà dei risultati.
Investire nello sviluppo personale è un investimento che, nel medio-lungo periodo, libera tempo anziché sottrarlo.

