A che gioco giochiamo?

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Giochi finiti e giochi infiniti: una nuova prospettiva sul lavoro

Un gioco finito si gioca solamente con lo scopo di vincere. Un gioco infinito, invece, si gioca con lo scopo di continuare a giocare. Questo, in sostanza, è quello che dice James P. Carse nel suo libro "Giochi finiti e infiniti: la vita come gioco e come possibilità". In sostanza, questa visione del lavoro è importante perché sposta la nostra attenzione dall'avere più clienti e dal guadagnare più soldi a sviluppare un'attività, un business, che vada avanti il più a lungo possibile e che ci accompagni lungo tutto il corso della nostra carriera. Quindi, come possiamo fare questo? Come possiamo incominciare a considerare il nostro lavoro non come un gioco finito ma come un gioco infinito? Anzitutto vediamo quali sono le differenze tra gioco finito e gioco infinito.

Le caratteristiche del gioco finito

Il gioco finito, per sua definizione, è un gioco che ha un numero preciso di giocatori. Prendiamo per esempio una partita di calcio: in una partita di calcio ci sono due squadre, ognuna delle quali ha 11 giocatori, quindi in tutto ci sono 22 giocatori che giocano alla partita. La partita è inoltre regolata da una serie di regole che sono fisse e non possono mai cambiare, oppure cambiano solamente se chi decide le regole decide che vanno cambiate in un determinato modo. Infine, ci sono regole chiare ma soprattutto obiettivi universalmente chiari e che tutti i giocatori condividono. Nel caso della partita di calcio, per esempio, lo scopo del gioco è quello di vincere la partita. Quindi, alla fine della partita, ci sarà chi vince, chi perde, oppure, se la partita finisce in pareggio, non vince e non perde nessuno, ma comunque sostanzialmente tutte le squadre scendono in campo per vincere, giocando, ripetiamo, un gioco in cui ci sono regole fisse e lo scopo, appunto, è quello di vincere.

Le caratteristiche del gioco infinito

Nei giochi infiniti, invece, lo scopo non è quello di vincere ma, come dicevamo all'inizio, è continuare a giocare. Per esempio, nel caso delle amicizie, lo scopo dell'amicizia non è quello di "vincere l'amicizia", ma è continuare a rimanere amici, per cui non ci sono regole fisse, ma solo convenzioni sociali o comunque regole condivise che permettono all'amicizia di andare avanti.

Un'altra cosa è che le amicizie non hanno un numero fisso di "partecipanti", ma possono includere un numero minore o maggiore di persone. Inoltre, lo scopo finale non è quello di "vincere l'amicizia", ma lo scopo finale, se di scopo vogliamo parlare, è quello di rimanere amici il più a lungo possibile.

Il lavoro online come gioco infinito

La stessa cosa succede nel lavoro e quello di cui discutiamo vale soprattutto online.

Per esempio, se pensiamo alla ricerca di Google, al suo motore di ricerca, vediamo che ci sono un numero finito di aziende, o di blog o di siti che Google include nel suo indice e nella sua prima pagina, ma il numero di aziende e di siti che Google include nel suo indice e nella sua prima pagina varia.

Inoltre, non esistono regole fisse che non cambiano mai e soprattutto non esistono regole che sono condivise da tutti. Questo perché l'algoritmo di Google è segreto e nessuno sa precisamente come funziona, anche se i professionisti SEO, come me, studiando l'algoritmo e studiando la materia, possono capire quali sono i fattori che influenzano di più o di meno il fatto di essere in prima pagina e in quale posizione.

Inoltre, non esiste un risultato finale, cioè nessuno può dire che alla fine abbiamo vinto il gioco del lavoro: ci sarà un periodo in cui siamo in prima posizione e un periodo in cui siamo in quarta pagina, ma non lo decidiamo noi perché, appunto, lo decide Google secondo le sue regole e non sappiamo quali e quanti giocatori ci sono.

Tutte queste differenze ci fanno capire che in realtà il gioco del lavoro, soprattutto online, è un gioco che non risponde alle regole dei giochi finiti. Ovviamente parlo di Google, ma tutte queste considerazioni si possono anche riflettere su tutte le piattaforme online, dai social alle email e così via.

Se, quindi, il gioco del lavoro online non risponde alle regole dei giochi finiti, allora deve per forza rispondere alle regole dei giochi infiniti. Allora vediamo come giocare ai giochi infiniti, che è appunto il gioco che giochiamo noi quando ci proponiamo online.

I cinque elementi del gioco infinito

1. Avere una giusta causa

Il gioco infinito deve avere una giusta causa. Questo vuol dire che, se ad esempio siamo dei liberi professionisti, dobbiamo articolare chiaramente il "perché" facciamo questo lavoro. Il perché facciamo questo lavoro non è limitato al guadagnare più soldi, ma deve essere definito da una causa più profonda. Ad esempio: faccio il fisioterapista perché voglio aiutare le persone che stanno male perché hanno avuto un incidente, per migliorare la loro vita sociale o la loro vita privata. Quindi ricordiamo che il primo elemento del gioco infinito è che ogni attività lavorativa deve avere una giusta causa.

2. Costruire team basati sulla fiducia

Il secondo elemento costitutivo dei giochi infiniti è il fatto che bisogna costruire dei team basati sulla fiducia.

Ovviamente, se noi lavoriamo con tante persone, quindi se noi abbiamo diversi colleghi o clienti, allora questo gruppo di lavoro sarà costituito appunto dai nostri colleghi, clienti oppure dai nostri superiori o dai nostri capi. Nel caso invece in cui non lavoriamo in gruppo, quindi lavoriamo sostanzialmente da soli, il nostro gruppo potrebbe essere composto dai soli clienti presenti o passati, da mentori, insegnanti, oppure anche dal nostro pubblico online.

3. Avere concorrenti degni

Il terzo elemento che distingue i giochi infiniti da quelli finiti è che bisogna avere dei concorrenti degni, dei concorrenti all'altezza. Questo non vuol dire che dobbiamo trovare dei concorrenti da "battere", come sarebbe appunto nei giochi finiti, ma dobbiamo trovare dei concorrenti che siano degni, che siano all'altezza e che siano anzi migliori di noi, perché dobbiamo imparare da loro e dobbiamo capire cosa loro fanno meglio di noi per migliorare, perché ricordiamo che lo scopo del gioco infinito non è quello di battere i nostri concorrenti, ma quello di continuare a giocare il più a lungo possibile, e questo richiede anche di diventare sempre più bravi.

4. Avere flessibilità esistenziale

Il quarto elemento del gioco infinito rispetto al gioco finito è quello che bisogna avere flessibilità esistenziale, cioè noi dobbiamo essere in grado di modificare la nostra offerta, le nostre capacità, il nostro lavoro sulla base di quello che richiede il pubblico, o sulla base di quello che richiedono le tecnologie.

Per esempio, Blockbuster, ad un certo punto, è fallito perché Blockbuster si era fissato sul suo modello di business, che era quello di vendere DVD oppure affittare DVD. Ma nel momento in cui l'affitto o l'acquisto dei DVD è scomparso perché è incominciato lo streaming, perché lo streaming, come per esempio quello di Netflix, ha avuto un impatto sempre maggiore sul mercato, allora Blockbuster è scomparso. Quindi, sicuramente, se noi vogliamo giocare il più a lungo possibile, dobbiamo anche avere questo tipo di flessibilità.

5. Avere il coraggio di guidare

Il quinto e ultimo elemento del gioco infinito rispetto al gioco finito è quello di avere il coraggio di guidare, di essere dei leader, il coraggio di avere le nostre idee ma soprattutto il coraggio di dire "no" a progetti che magari potrebbero portarci un sacco di soldi ma che sono in contrasto, che non vanno d'accordo con la nostra giusta causa. Quindi dobbiamo trovare anche il coraggio di selezionare dei progetti, dei lavori che siano in accordo con la nostra, per esempio, giusta causa. Soprattutto perché dobbiamo mantenere sempre presente il nostro obiettivo a lungo termine, la nostra visione a lungo termine, invece che focalizzarci sulla "vittoria" (appunto, utilizzando un vocabolo del gioco finito) a breve termine.

La concorrenza come opportunità di crescita

Una cosa che viene fuori, quindi, è che il confronto è sì importante, ma non visto come un elemento negativo, come qualcosa che "devo sorpassare i miei concorrenti" o "essere meglio dei miei concorrenti", ma la concorrenza dovrebbe essere vista come qualcosa che ci spinge a migliorarci. Quello che succede spesso, però, è che quando ci approcciamo al lavoro, invece di avere una mentalità infinita, abbiamo una mentalità da gioco finito.

Quindi ci misuriamo costantemente con i nostri concorrenti, guardiamo quanti follower hanno, guardiamo quanto guadagnano, guardiamo in che posizione sono su Google e così via. Sia chiaro che questo tipo di approccio non è una debolezza individuale, ma piuttosto una risposta quasi automatica e quasi anche pre-programmata all'ambiente lavorativo. Cioè, è normale parlare di concorrenza, di competitor, di arrivare per esempio primi su Google, di guardare il numero di follower e così via, che, per carità, sono tutte cose che possono andare bene e possono avere un senso. Ma quello che dico è che questo non dovrebbe essere l'unico senso e l'unica cosa a cui dovremmo fare attenzione, secondo me.

Integrare gioco finito e gioco infinito

Quindi, la soluzione ideale, o per meglio dire la situazione ideale, è operare in un modo in cui mettiamo insieme le regole del gioco infinito e le regole del gioco finito. Mi spiego meglio: quando noi pensiamo alla nostra carriera lavorativa, al lavoro che facciamo nell'arco di una vita, allora potrebbe avere senso ragionare in termini di gioco infinito, quindi non tutta una serie di partite che noi giochiamo contro gli altri (per esempio per acquisire clienti), ma più che altro un lunghissimo gioco il cui scopo è quello di continuare a giocare.

All'interno di questa lunghissima partita, che potrebbe anche durare più di 40 anni, si giocano poi tutta una serie di partite, e questi sono i giochi finiti.

Per esempio, possiamo pensare ai lavori che facciamo con un cliente, o per esempio potremmo pensare a un progetto che svolgiamo. Questi sono esempi di giochi finiti: per esempio, un progetto che noi svolgiamo avrà delle regole fisse che potrebbero essere stabilite da un contratto, dei giocatori fissi (per esempio io e il mio cliente) e anche dei tempi fissi (per esempio la scadenza del contratto oppure la consegna del progetto).

Se invece mischiamo le due cose, quindi mischiamo la nostra visione del lavoro come gioco infinito e il lavoro come gioco finito, allora potremmo commettere un errore, perché quindi applichiamo le regole del gioco finito ad un gioco che in realtà è infinito.

Oltre il singolo progetto: mantenere i clienti

Questo, però, ci dice anche un'altra cosa: è vero che il nostro gioco infinito della carriera è composto da diverse partite dei giochi finiti, ma un altro step che noi potremmo fare è considerare ogni gioco finito a cui partecipiamo (per esempio ogni progetto a cui noi partecipiamo) come gioco finito lì per lì, cioè il lavoro, il progetto ha un inizio e una fine, ma una volta terminata quella partita del gioco finito rientriamo di nuovo nel gioco infinito.

Quindi il nostro lavoro non si esaurisce con la consegna del progetto e con l'incasso della fattura, ma anzi va avanti: nel caso di quello specifico progetto, nel caso di quello specifico cliente, cerchiamo di continuare a giocare con quel cliente e quindi cerchiamo di mantenere il cliente per portarcelo avanti il più a lungo possibile.

Cerchiamo quindi di avere una mentalità da gioco infinito, quindi passiamo da una natura transazionale del rapporto freelance-libero professionista-cliente ad una partnership più costruita sul lungo periodo. Oltretutto, la questione di trovare sempre clienti nuovi è anche una visione tipica del gioco finito e tipica anche dei piccoli professionisti e delle grandi aziende, ma acquisire sempre clienti nuovi costa anche molto di più rispetto a mantenere clienti esistenti, e questo quindi comunque è un ulteriore stimolo a costruire un tipo di lavoro basato sui giochi infiniti.

Ridefinire la vittoria attraverso la giusta causa

Con questo mindset, quindi, spostiamo la nostra visione di vittoria, che appunto è una vittoria contro i nostri concorrenti, non tanto dal dire "io ho vinto il cliente, l'ho rubato al mio concorrente", ma i giochi infiniti ci portano a considerare la vittoria non come, appunto, questa vittoria sui concorrenti, ma come una costruzione della nostra attività sul lungo periodo. Ovvio che per fare questo dobbiamo anche avere una direzione verso la quale andare, dobbiamo avere una mappa, dobbiamo avere una bussola che ci punta sempre in quella direzione, che è appunto quella che noi chiamavamo giusta causa, ossia: nel nostro lavoro dobbiamo sostenere una giusta causa che guidi tutte le azioni che noi facciamo nel percorso della nostra carriera, tutti i progetti su cui noi decidiamo di lavorare, tutti i clienti con cui noi decidiamo di lavorare, come ci approcciamo, per esempio, magari alla fatturazione dei nostri progetti e così via. Quindi la giusta causa è la risposta alla domanda: "Perché faccio quello che faccio, al di là dei soldi?"

Collaborazione invece di competizione

Tutto questo ci fa capire, quindi, che nella mentalità da gioco infinito lo scopo del nostro lavoro non è quello di competere con i nostri concorrenti, ma è quello di crescere e, invece che competere con i nostri concorrenti, collaborare con i nostri concorrenti. Questo perché la collaborazione accorda alla crescita, che è appunto lo scopo del gioco infinito. Anche perché, ricordiamolo, che nei giochi infiniti lo scopo finale del nostro lavoro è dettato dalla giusta causa, e noi possiamo raggiungere lo scopo identificato da questa giusta causa solamente se noi cresciamo.

Crescita come evoluzione, non espansione infinita

Ovviamente, nei giochi infiniti la crescita non è intesa come crescita costante e infinita, come si intende sui mercati, per esempio, ma la crescita è intesa come evoluzione, motivo per cui si parla anche di flessibilità esistenziale, cioè di sapersi adattare alle difficoltà e ai cambiamenti del mercato quando questi lo richiedono. Questo significa anche che c'è una distinzione fra successo e progresso. Il successo è parte integrante della mentalità dei giochi finiti. Il progresso, anche se può essere lento, può essere invece la mentalità dei giochi infiniti, perché è proprio il progresso la strada che percorriamo verso la realizzazione della nostra giusta causa.

Perché cambiare approccio oggi

Oggi siamo in una condizione in cui la competizione è globale, si sente l'impatto dell'intelligenza artificiale e, oltre a questo, ci sono anche importanti cambiamenti tecnologici in corso. Questo fa sì, quindi, che dobbiamo necessariamente cambiare il nostro approccio, passando quindi da un gioco finito ad un gioco infinito. Certo, tutto bene, però è importante anche passare dalla teoria alla pratica, ed ecco quindi alcuni passi pratici per andare verso questo cambiamento.

Passi pratici per passare al gioco infinito

1. Guardare in modo diverso il rapporto con i clienti

Anzitutto, possiamo incominciare a guardare in maniera differente il nostro rapporto con i clienti: cioè, partendo da un approccio finito, magari il progetto termina, la fattura viene (si spera) pagata e la comunicazione e il rapporto con il cliente cessa. Con l'approccio infinito, invece, il termine della prima parte del progetto, quella fatturata, è solamente il primo step di un percorso in cui si mantiene il cliente e si cerca di mantenere con lui o con lei una relazione il più duratura possibile.

2. Creare un network di valore

Un altro modo in cui possiamo passare dal gioco finito al gioco infinito è la creazione di un network che vada proprio nella direzione di costruire relazioni genuine e che costruiscano realmente valore. Per esempio, quindi, potremmo utilizzare il networking per creare e sviluppare delle ricerche originali relative al nostro settore di competenza, il che, tra le altre cose, potrebbe essere anche un ottimo modo per guadagnare visibilità sui motori di ricerca e sulle intelligenze artificiali.

3. Rivalutare l'apprendimento continuo

Un altro modo ancora per passare dalla mentalità del gioco finito a quella del gioco infinito potrebbe essere quella di rivalutare le esperienze dell'apprendimento, cioè non imparare una nuova competenza solo quando un progetto lo richiede, ma avere un approccio più sistematico all'apprendimento, per esempio bloccando ogni tot un pochino di tempo per approfondire le nostre competenze oppure per espandere il nostro raggio di conoscenza verso settori che ancora non conosciamo ma che ci potrebbero essere utili nel nostro lavoro. Anche perché ricordiamo che lo scopo del gioco infinito è quello di mantenere la nostra attività lavorativa in piedi il più a lungo possibile, e questo ovviamente richiede formazione continua, soprattutto, come dicevamo prima, anche alla luce di cambiamenti tecnologici che stanno avvenendo adesso e che stanno rapidamente cambiando il mondo del lavoro e non solo quello.

4. Definire e comunicare la propria giusta causa

Chiaramente, poi, un'altra cosa pratica che abbiamo già menzionato prima è l'avere chiaro qual è la nostra giusta causa. Questo forse è un po' meno pratico degli altri, ma lo possiamo comunque rendere un po' più concreto, per esempio scrivendolo o magari anche comunicandolo sul nostro sito o sui nostri social. E ovviamente, avere presente qual è la nostra giusta causa farà anche sì che, concretamente, tutte le azioni che compiremo nel corso della nostra carriera saranno indirizzate verso quello scopo principale.

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